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paresi cerebrale infantile - trattamento in camera iperbarica
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Il trattamento in camera iperbarica

della Paralisi Cerebrale Infantile

Il parere della SIMSI

 

Bollettino della Società Italiana di Medicina Subacquea ed Iperbarica. Allegato al n. 1/2008 della rivista SIMSI

 

La problematica, considerati nel modo dovuto gli aspetti sociali ed umani, è di estrema delicatezza. La umana solidarietà ed il coinvolgimento emotivo non possono però farci dimenticare gli aspetti scientifici che devono essere valutati con la massima attenzione. Al momento attuale,eccezion fatta per le fideistiche affermazioni dei colleghi statunitensi del centro di Fort Lauderdale, non esiste una sola pubblicazione scientifica che convalidi, secondo i criteri delle evidenze, la possibilità di utilizzare la ossigenoterapia iperbarica nel trattamento delle paralisi cerebrali infantili o patologie neurologiche assimilabili. Interpellato sull’argomento il Comitato per la Sanità del Quebec nel 2000 ha espresso la opinione che, fino a quando non sarà chiarito e soprattutto spiegato in modo inequivocabile e definitivo qual è il meccanismo di azione dell’ossigeno iperbarico su queste patologie non esistono i presupposti per la progettazione di ulteriori trials clinici. Appare quindi fondamentale stabilire con certezza quale sia il reale meccanismo di azione dell’ossigeno iperbarico o anche della sola esposizione in pressione. Non sembra completamente convincente la teoria degli “idling neurons” o della penombra ischemica, non essendo stata completamente chiarita la corretta interpretazione dei risultati rilevati con la SPECT o altri esami strumentali. Analogamente l’associazione dei neurologi pediatrici mondiale non sembra avere grande interesse sull’argomento e nelle “review” esistenti in bibliografi a non se ne fanno altro che dei fugaci cenni. Nel 2001 è stato pubblicato sul Lancet, rivista di innegabile spessore scientifico e ad alto “impact factor”, uno studio randomizzato prospettico in doppio cieco che dimostrava come il gruppo trattato con ossigeno iperbarico a 1,75 ATA non avesse un decorso clinico migliore del gruppo trattato con aria a 1,3 ATA. Ad esso hanno fatto seguito altri studi e “review” bibliografi che ne confermavano le conclusioni. È quindi necessario che, qualora e quando se ne creassero i presupposti, lo studio clinico venga progettato con il massimo rigore scientifico sotto l’aspetto del reale rispetto della metodica di “doppio cieco” e della somministrazione del placebo. Dovranno essere inoltre evidenziati in modo più certo e misurabile gli eventuali effetti collaterali nonché il rapporto costo/beneficio dell’intervento terapeutico. Tale studio, ottenuta la necessaria ed irrinunciabile approvazione da parte del comitato etico, dovrà essere condotto in un centro universitario. Solo in questi termini ed a queste condizioni la SIMSI si dichiara disposta a dare il proprio patrocinio all’iniziativa.

 

Il Presidente e il Consiglio Direttivo

della SIMSI

 

ringraziamo vivamente il Simsi per l'informazione

 

 
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